Come l’editoria sta cambiando con il self-publishing

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Intervista a Mark Cocker, fondatore di Smashwords

 

Come vedi l’attuale situazione del self-publishing e quali sviluppi pensi che avrà nell’immediato futuro?

Quando ho dato vita a Smashwords, nel 2008, il self-publishing aveva una pessima reputazione e gli autori che si autopubblicavano erano visti come dei falliti. Il che da un certo punto di vista era anche vero, visto che all’epoca l’editoria era completamente basata sulla carta e senza l’aiuto di una casa editrice gli scrittori non potevano essere distribuiti nelle librerie.

Oggi però, grazie all’avvento degli ebook, gli autori possono essere giudicati direttamente dai lettori. I self-publisher stanno cominciando a pensare e ad agire come veri e propri editori, stanno imparando ad affidarsi a professionisti per la realizzazione delle copertine o l’editing dei testi. E i lettori stanno rispondendo positivamente. Bisogna però dire che per gli scrittori autopubblicati, anzi, per tutti gli scrittori, è sempre più difficile emergere, visto che adesso c’è un numero molto alto di ebook di qualità a basso costo. E questo numero, nel tempo, non potrà che aumentare.

 

Come viene percepita la rivoluzione del self-publishing nell’industria editoriale?

Penso che gli editori non abbiano ancora compreso fino in fondo l’impatto che tutto questo avrà sulle loro attività. Il self-publishing non è per tutti. Molti scrittori preferirebbero di gran lunga demandare tutti gli aspetti relativi alla pubblicazione a una casa editrice, per potersi concentrare soltanto sulla scrittura. Purtroppo molti di loro sono insoddisfatti del rapporto che hanno con gli editori – ad esempio riguardo ai diritti d’autore, che non superano quasi mai il 25% – e si domandano quale sia il valore aggiunto di una casa editrice.

Qualche settimana fa parlavo con Jamie McGuire, che ha avuto uno straordinario successo con il suo libro Beatiful Disaster (in Italia Uno splendido disastro) che è entrato nella classifica dei bestseller del New York Times. Jamie ha iniziato nel 2011 autopubblicandosi su Smashwords e Amazon e in seguito ha firmato un contratto per due libri con la casa editrice Atria. Nonostante si sia trovata benissimo con loro, al punto da affermare che si sentiva come in una famiglia, un anno fa ha deciso di ritornare al self-publishing perché non riusciva più ad accettare l’idea di cedere per sempre i diritti dei suoi ebook. Quando persino gli autori che apprezzano gli editori, abbandonano gli editori, vuol dire che c’è qualche problema.

Io credo che l’editoria tradizionale e il self-publishing siano complementari. Ognuno ha il suo ruolo e ognuno può rendere l’altro più forte. Tuttavia molti editori praticano ancora la cultura del rifiuto, dicono no alla maggior parte di quello che viene loro presentato e, cosa ancora più grave, vedono questa attitudine come un valore aggiunto. Io invece penso che non possano più prendere il loro potere come garantito, che debbano rendersi conto che in fondo, per gli autori, sono dei fornitori di servizi. Così, per servire meglio i loro clienti, dovrebbero pensare e sviluppare uno spettro più ampio di servizi. In modo da dire più sì e meno no.

 

Estratto da London Book Fair 2015: Self-Publishing Smashes Through, originariamente pubblicato su publishersweekly.com

Traduzione a cura di Alberto Forni

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